venerdì 30 ottobre 2026

Agony: l'estraniamento dei grandi spazi

 


Agony è un film visto per caso su Amazon Prime del regista Javier Barbera, uscito nel 2026. Un esempio di come si possa fare un tipo di cinema "poetico" e di qualità con un (evidente) basso budget e con un solo attore, fermo restando la stupenda location dei deserti del sudovest degli Stati Uniti d'America.

L'opera si inserisce nel filone dei film sulla "sopravvivenza", ma  va oltre i canoni consolidati del cinema d'azione e d'avventura, per approdare ad una riflessione più profonda sul rapporto dell'uomo con la sua solitudine interiore e quella dei grandi spazi selvaggi.

E' il deserto a dominare qui, fin dalle prime scene, in cui vediamo un escursionista (Jason Morciglio) parcheggiare la sua auto per compiere solitaria un'escursione in solitaria diretta ad ammirare i suoi grandi spazi, alla luce del tardo pomeriggio.

Il ritmo del film è lento, fin dalle prime scene, sicuramente non adatto a coloro i quali sono abituati ai film d'azione con ritmi frenetici e colpi di scena. Il film sa trasmettere il senso di estraniamento quasi opprimente dell'immensità del deserto, in cui il protagonista cammina con lentezza quasi fastidiosa, immerso nei grandi spazi disabitati.

Si capisce che il deserto sia quello americano, ma il simbolismo della fotografia di questo film suggerisce che potrebbe trattarsi di qualsiasi altro deserto... si pensa quasi che potrebbe somigliare ad un territorio alieno come quello di Marte...

Si sottolinea molto la presenza degli elementi primordiali: il fuoco (che l'uomo riesce ad accendere con uno stratagemma per scaldarsi la notte), l'acqua (l'uomo riesce fortuitamente a trovarla), la sabbia, il sole dell'alba e del tramonto.

Il film segue il protagonista nella sua lotta per sopravvivere e procurarsi acqua e cibo, ne mostra la lenta degenerazione sia fisica che psichica e il senso di smarrimento, ma anche  i tentativi razionali per chiedere aiuto e farsi ritrovare dai soccorsi...

Mai come nel deserto solitudine è opprimente e l'uomo, per sua natura "animale sociale", anche quando vive allo stato primitivo, seppure perduto in un'immensità selvaggia ha bisogno di interazioni sociali e affettive, le immagina e le costruisce relazionandosi a una bottiglia di vetro trovata nella sabbia. E anche se perduto nella wilderness, l'uomo sente il bisogno di esprimersi, produce a modo suo "cultura" inscenando delle danze, o rappresentando animali con  il gioco delle ombre cinesi...

In una situazione di sopravvivenza l'uomo diventa un animale affamato che ha bisogno di altre vite, deve uccidere o cibarsi di carogne. E' la legge del deserto, che domina implacabile l'uomo che abbia abbandonato ogni supporto della civiltà.

Il film si può dire che non abbia un finale, né rassicurante né negativo: "l' agonia" del protagonista approderà verso un altro elemento geografico-spaziale, opposto e per certi versi molto simile a quello del deserto...

Saverio "Indio" De Marco


link per vedere il film

https://www.primevideo.com/detail/0SYBZVKZAI9CQEK5SOPRHMX8W7?ref_=atv_sr_fle_c_sr39f3e4_pvsearchresults_1_1

giovedì 29 ottobre 2026

Diairo - 28 ottobre 2026

 Serra delle Ciavole dalle pareti est (variante Via dei Moranesi)

                                                               

Giro veloce in solitaria nel superbo scenario wilderness del versante orientale. Si sale sui ripidi pendii, attenti a pietrisco e rocce instabili. Primo mattino gelido con nebbia, vento e galaverna su alberi e prati, poi tempo sereno... Arrivato in cima posso notare come la galaverna resista ancora sugli alberi, con esposizione a nord...



















Diario - 6 giugno - 22 luglio - 5 agosto 2026

Il Nevaio del Monte Pollino nel 2026

6 giugno 2026

Tra la primavera e l'estate del 2026 il nevaio del Monte Pollino è diventato un piccolo "attrattore": gli escursionisti hanno potuto ammirare gli accumuli di neve consistenti in tutta la loro bellezza, fino alla tarda primavera. 

Scrive la pagina Calabria Weather APS (rete di monitoraggio delle condizioni meteo in Calabria): "Rispetto agli anni precedenti finalmente il nevaio supera la sua "normalità" dopo un 2024 tra i peggiori di sempre, e un 2025 in cui la neve arrivò ad inizio giugno, classificandosi nella seconda posizione dei nostri anni '20, dopo la buona annata del 2021, anno in cui il nevaio arrivò ad Agosto.

I confronti sembravano potessero essere simili anche al 2018, anno in cui arrivò ad inizio settembre, ma questa volta l'estate ha fatto … la differenza. Rimane tuttavia un ottimo anno, non eccezionale, se non nella primissima parte, da inserire nei nostri annali."

Il 6 giugno assieme ad altri amici dell'Associazione Gruppo Lupi San Severino, in un'escursione alla cima del Monte Pollino, ho potuto fotografare il nevaio in tutta la sua imponenza, le foto con le persone vicino alle pareti rendono bene l'idea delle proporzioni del nevaio in quel periodo. II 22 luglio, con il caldo e gli incendi che purtroppo imperversavano sul versante sud del Massiccio, durante un'escursione guidata si poteva notare come restasse ormai una grande chiazza in via di dissoluzione. II 5 agosto 2026 potevo notare, durante un'altra escursione guidata, come il nevaio fosse scomparso, restava solo l'umidità ed un'esplosione di bellissime fioriture gialle di Doronicum! In quella piccola area, poco tempo prima occupata dall'ultima neve, era scoppiata la "primavera"!

22 luglio 2026

5 agosto 2026

25 febbraio 2026

6 giugno 2026

22 luglio 2026


Diario - 18 giugno 2026

 

Serra dell’Abete e le fioriture di ginestra

Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola.

(Giacomo Leopardi “La ginestra”)

Serra dell’Abete è uno dei dendrotoponimi del Pollino, quelli cioè che indicano un luogo caratterizzato da una specie arborea rappresentativa (come Fagosa, Farneta ecc.). In questo caso però su questa montagna non esistono più abeti bianchi associati ai faggi, a causa dell’azione dell’uomo nei secoli passati.

Nel mese di giugno la Serra dell’Abete è nota per l’esplosione di giallo creata dalle fioriture di ginestre. Il motivo “scatenante” dell’escursione di oggi è proprio fotografare la ginestra odorosa coi suoi fiori dal giallo “abbagliante”.

La ginestra odorosa in dialetto viene chiamata Sparto, termine molto simile al nome scientifico, Spartium junceum, pianta pioniera che colonizza aree non più pascolate o coltivate, o percorse dagli incendi. Junceum, giunco, si riferisce al suo tradizionale utilizzo per la realizzazione di cesti. Nell’area del Pollino i suoi ramoscelli venivano usati per produrre una fibra tessile molto resistente. In passato, quando ero ragazzino, dalle nostre parti si raccoglievano anche i fiori che, ammucchiati nei sacchi venivano rivenduti a chi li destinava nella realizzazioni di profumi. E mi rivedo da ragazzino, con l’ascia in mano e col cane che mi seguiva, a tagliare i rami di ginestra che poi venivano trascinati a casa e dati come foraggio ai conigli.

Parto molto presto, prima di tutto per sfruttare la luce tersa del primo mattino e poi perché su creste spoglie come quella di Serra dell’Abete, a bassa quota, il sole picchia forte. Una decina d’anni fa la montagna fu in gran parte percorsa da un vasto incendio durato vari giorni, che però non danneggiò molto il bosco esistente soprattutto sul versante nord, composto di faggi, roverelle e altre specie, mentre le ginestre ripresero a vegetare con ancora più vigore sul suolo attraversato dal fuoco.

L’abbandono della pastorizia ovina e caprina fa notare i suoi effetti anche su questa montagna, nel passato molto più spoglia di oggi. Attualmente infatti, altre piante pioniere oltre alla ginestra (rose canine, biancospini, prugnoli, meli e peri selvatici, rovi) punteggiano un po’ dappertutto i pascoli della montagna. Anche sul versante sud si possono notare pendii dove il bosco di lecci, ornielli e carpini neri cresce ormai rigoglioso, mentre la faggeta si espande sul versante nord, dove parecchi decenni fa in alcune aree furono piantate specie arboree non autoctone di cedri, pini ed abeti.

Salendo saltano subito all’occhio specie tipiche di terreni calcarei assolati come la lavanda selvatica, la stregonia siciliana e l’elicriso. Il panorama spazia sulla Valle del Mercure ricoperta ancora da un “lago” di nebbia, da cui emerge il centro storico di Rotonda. Il giallo delle fioriture della ginestra che cominciano ad essere illuminate dalla luce del sole, risalta nel contrasto con le ombre che coprono ancora i valloni. Anche valli e crinali lontani sono colorati dalle macchie gialle delle fioriture

Dopo la cima di Serra dell’Abete (1401 m) si scende al valico di Piano Jacco, per risalire al rotondeggiante Monte Serra (1228 m). E’ qui che fotografo le colonie più spettacolari di ginestra odorosa, con i fiori che regalano bei contrasti di luce.

Il sentiero è sufficientemente segnato, anche se vi sono tratti dove i segnavia si diradano e si può avere un po’ di incertezza, soprattutto in quello che attraversa le “Marse di Cartavacante”, che da Monte Serra scende giù lungo i ripidi pendii, a zig zag in direzione della strada provinciale per Viggianello, il cui centro storico è visibile in alcuni punti dal sentiero. In applicazioni come Locus Maps la traccia è comunque presente sulla cartina. Si scende ancora tra le ginestre, accompagnati sempre dal loro profumo, fino ad arrivare all’imbocco del sentiero, sulla strada provinciale. La prossima meta adesso è San Pasquale, a Prastio, frazione di Viggianello; il significato del termine derivante dal greco è: “vicino ma separato dalla città principale”. Si può ricordare la frazione Prastia non lontana da Terranova di Pollino e qualche paesino della Grecia con nome simile.

Da San Pasquale prendo il sentiero ben segnato che risale i rocciosi versanti meridionali di Serra dell’Abete, recentemente (2025) oggetto di manutenzione e segnaletica da parte dell’Ente Parco. Anche qui le ginestre fiorite sono dominanti, crescendo ai lati del sentiero, che sovrasta la vallata di Prastio. Si tratta di una via storica usata dai pastori, una mulattiera attrezzata in alcuni tratti con muretti a secco, che si snoda prima su Serra Malarosa e poi su Serra Arcangelo, a ridosso degli aspri pendii e canaloni del versante sud della Serra. Si arriva, aiutandosi sempre con ometti segnavia e cippi con bandierine bianche e rosse, alla fontana con abbeveratoio di Serra Arcangelo. Da qui si chiude poco dopo l’anello a Colle dell’Abete, dove ho lasciato l’auto. Il percorso ad anello presenta una distanza di 12 chilometri, con dislivello totale in salita di 870 metri, è adatto ad escursionisti esperti che non abbiamo problemi di orientamento in tratti caratterizzati da segnaletica appena sufficiente.

Saverio De Marco

Guida Ufficiale Parco Nazionale del Pollino




















Diario - 23 maggio 2026

 Serra di Crispo dalla Timpa del Ladro

Escursione primaverile con Vincenzo Ciancio e il fido Elvis