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domenica 14 luglio 2019

Scoiattolo meridionale


Scoiattolo nero meridionale (Sciurus meridionalis) fotografato in località Viscigli (San Severino Lucano). Foto by Saverio De Marco (Indio)



lunedì 20 luglio 2015

Diario - 19 luglio 2015

L'eroe del Raganello
( dalla Scala di Barile alla discesa del canyon del Raganello)


Il cagnolino Billy "Raganello", ci ha seguiti ostinatamente su tutto il sentiero della Scala di Barile per poi ridiscendere assieme a noi il canyon del Raganello fino all'uscita delle gole alte, nuotando come una lontra nelle pozze profonde e facendosi intelligentemente aiutare e prendere in braccio nei passaggi più difficili, come cascate e salti rocciosi. A lui, al piccolo grande "Eroe del Raganello" dedichiamo questo "diario" e l'ultima avventurosa escursione nella Gola di Barile...
 
 L'amico Maurizio mi aveva proposto l'uscita nel Raganello, invitati dai fratelli Renzo e Giovanni Stimolo, appassionati escursionisti di Altamura. Non avendo impegni non mi sono lasciato scappare l'occasione di immergermi di nuovo nell'acqua fresca delle gole e nei  suo avventurosi e selvaggi meandri di roccia. Con noi anche Umberto Genovese. Ero stato tre anni fa, per la prima volta, nelle gole con gli amici Vincenzo A. e G. De Luca che ci aveva fatto da guida. Il mio unico problema è che, da buon grezzo montanaro,  non so nuotare (ma non sorridete, nemmeno Reinhold Messner sa nuotare!). L'altra volta, a parte una pozza o due non avevo avuto difficoltà, ma era pieno agosto e l'acqua non era tanta. Comunque, gli amici di questa escursione mi avrebbero dato una mano a cavarmela senza troppi problemi. L'appuntamento è a San Lorenzo Bellizzi, dove con i fratelli Stimolo ci riuniamo per poi proseguire alla Maddalena. L'escursione prevede un lungo tratto a piedi e la discesa del torrente Raganello, più o meno dai dintorni della sorgente della Lamia, prima che inizino le vere e proprie gole. E' già tardi e si suda: i pendii spogli e rocciosi di Palma Nocera, la località da cui parte l'imbocco del sentiero, sono assolati; troveremo un po' di fresco solo quando inizieremo a percorrere il maestoso sentiero della Scala di Barile, scavato nella roccia e che ormai conosco bene.















Alla frazione Maddalena abbiamo incontrato un cagnolino nero che inizia subito a seguirci. Non sembra intenzionato a tornare indietro e saltella agile e leggero tra le rocce... 


Arrivati nei boschi di leccio  smarriamo la traccia che però ritroviamo subito dopo. La vegetazione comincia a farsi intricata, ma sbuchiamo senza problemi al "belvedere", da cui le pareti di Timpa di San Lorenzo si stagliano in tutta la loro maestosità selvaggia...


Si supera l'intrico della vegetazione diretti al Raganello, sbuchiamo sopra un affluente e lo raggiungiamo scendendo da una scarpata. Il cane accaldato va subito a rinfrescarsi in una pozza d'acqua. Anche quando raggiungiamo il Raganello non sembra assolutamente intenzionato a tornare indietro, anzi vediamo subito che saltella agilmente tra i massi e nuota come una lontra nelle pozze. 



Arriviamo alla prima cascata,  i fratelli Stimolo la superano calandosi con la corda, noialtri e il cane scendiamo da un accumulo di rocce accatastate una sull'altra. Sopra di noi ci sono le pareti strapiombanti e verticali della Sallorenzo.




Troviamo le sorgenti nei pressi delle pareti e qui ci dissetiamo con l'acqua che sgorga direttamente dalla roccia. Il canyon comincia a restringersi, le sue pareti spettacolari svettano alte, il terreno si fa roccioso, con massi enormi e meandri rocciosi scavati dall'acqua.

Il cane intanto riesce a superare i salti rocciosi le cascatelle, si arrampica come un gatto sulle rocce e nuota abilmente. Se volesse, ancora potrebbe tornare indietro, ma superati i primi tratti più insidiosi, nei pressi delle alte cascate, dovremo per forza di cose portarlo con noi fino alla fine del viaggio. Superata la prima alta cascata lo esortiamo a raggiungerci da sopra per afferrarlo e portarlo giù. Ha capito che dovrà fare affidamento su di noi per poter proseguire il viaggio e ci dà fiducia facendosi prendere il braccio. Per il resto del percorso cercheremo di passarcelo quando potremo e, quando no, lo butteremo nelle pozze trovando un punto basso da cui lanciarlo. Il cane non sembra avere paura, sebbene sia timoroso quando i salti rocciosi si fanno difficili. Do un po' di taralli al cane, così almeno oggi non starà a digiuno e avrà l'energia che ci vuole per l'escursione.


foto di U. Genovese

foto di U. Genovese
foto di U. Genovese

foto di U. Genovese
foto di U. Genovese


foto di U. Genovese
Le pareti del canyon intanto si sono ravvicinate... Forse è la parte più bella del percorso, l'ambiente di roccia è qui quasi oscuro a causa dell'ombra e i massi isolati e  levigati dall'acqua appaiono come una sorta di apparizione misteriosa...  Il sole qui non arriva e cominciamo a raffreddarci a causa del continuo contatto con l'acqua. Ad un certo punto vengono pure a me i brividi... e i denti mi battono!



La prima pozza non è profonda come me la ricordavo; incontrerò problemi con quelle successive. Lascio passare gli altri, in modo che possano tastare la profondità dell'acqua. Se riesco a trovare un passaggio per aggirarle, bene, altrimenti non mi resta che lanciarmi nelle pozze, con gli altri pronti a darmi (letteralmente e non metaforicamente) una mano, e a tirarmi su nel caso sprofondi come un sacco di patate. Arrivati ad un'altra pozza profonda i fratelli Stimolo tendono una corda e così supero la pozza senza problemi procedendo velocemente: è il metodo sicuramente migliore, perchè la testa resta così sempre fuori dall'acqua. Di sicuro per me l'escursione è ancora più... avventurosa.

foto di Umberto Genovese
Superiamo la maggior parte delle cascate in corda doppia e per scendere più agevolmente buttiamo gli zaini appesantiti dall'acqua al compagno che ci ha preceduto nella discesa. Se il salto non è troppo alto e le pozze sono abbastanza profonde e prive di massi buttiamo in acqua anche il cane, di cui non sappiamo il nome e che abbiamo ribattezzato "Raganello".





Si sa che il percorso per attraversare le gole cambia continuamente. Lo notiamo appena incontriamo le cascate. L'acqua delle piene smuove i grossi macigni, tappa passaggi che prima erano percorribili  per valicare i salti rocciosi e ne crea altri. Il gioco erosione/sedimentazione è qui evidente più che mai. Posso notare di persona i cambiamenti del corso del torrente dall'ultima volta che venni qui. Ad esempio, noto che l'acqua non passa più nel bellissimo scivolo che formava una cascata, ma da un'altra parte. Un passaggio che anni fa ricordavo ostruito ora è aperto e lo utilizziamo per aggirare una cascata, evitando di calarci anche qui con la corda. Ma il Raganello non è solo rocce e cascate, è anche la vegetazione rupestre che ci sovrasta e la fauna che popola il torrente, sebbene le specie presenti non siano molte. Avvistiamo una biscia dal collare, le comuni rane e un coleottero sul dorso che da dorato diventa verde brillante... E poi quando il letto si allarga vediamo svolazzare bassi quelli che sembrano balestrucci (uccelli simili alle rondini)


Superato il classico masso gigante incastrato tra la gola con cui tutti si fotografano, arriviamo ad un altro posto suggestivo, ovvero l'Anfiteatro del Diavolo, in cui la volta della parete sovrastante non è perfettamente verticale ma si inclina a formare un maestoso strapiombo. Poi il letto del torrente man mano si allarga e torniamo a rivedere il sole, i cui raggi sono ben graditi dopo essere stati svariate ore a mollo nelle fredde gole. Anche il cane, che aveva cominciato a tremare come noi, si corica al sole. Gli lascio il resto dei miei taralli e mi accontento di qualche caramella e di un po' di frutta secca.



Il letto del torrente diventa sempre più largo e l'acqua sempre più bassa. L'ultimo passaggio delicato è prima dell'uscita dalla gole. Qui c'è una cascatina da superare in discesa in corda doppia e una pozza profonda che io dovrò attraversare agganciandomi alla corda tesa dai fratelli Stimolo. Il cane intanto sembra sparito... notiamo che cerca di arrampicare le pareti rocciose per portarsi fuori dalla gola. Lo vado a recuperare e lo porgo agli altri: è l'ultima pozza che dovrà attraversare a nuoto prima dell'arrivo a casa, nei pressi della masseria dove lo abbiamo incontrato.




foto di Maurizio Lofiego
Usciti dalle gole un autoscatto con tutto il gruppo è d'obbligo: 5 uomini e un cane oggi hanno ridisceso le gole in un escursione che sarà difficile dimenticare. Arrivati alle macchine incontriamo anche una signora anziana,  la padrona del cagnolino; dice che il cane è un trovatello e si chiama Billy... per noi sarà "Billy Raganello", l'eroe di questa bella giornata...


mercoledì 24 luglio 2013

La serpe nera

 Su questo blog assegniamo un posto d'onore a questa bella "serpe nera", trovata immobile in una stradina di montagna: grazie anche al parere di amici naturalisti l'ho potuta identificare come un esemplare di Vipera aspis, forma melanica... Da quello che ho capito almeno sul Pollino sarebbe un avvistamento fortunato! Foto by Indio





domenica 3 marzo 2013

Diario - 3 marzo 2013



 Un branco di lupi

 "Il fascino che dà quella presenza misteriosa forse vale più del loro avvistamento... quel fascino che è parte di quel sentimento wilderness di cui parliamo, basato più che sulla certezza e sulla prova scientifica sullo "stupore". Stupore che si ha quando un animale si mostra a te improvvisamente, mentre non ti aspettavi nemmeno di incontrarlo e l'incontro è bello perchè spontaneo. Oppure quando, più spesso, si mostra indirettamente con le tracce del suo passaggio: ed ecco che anche la traccia diventa testimonianza da leggere e interpretare, magari dal significato oscuro, traccia che rimanda anch'essa allo stupore di cui parlavo."
Saverio De Marco
 (tratto da: "Una piccola riflessione", in "Wilderness Documenti" Luglio-Settembre 2012)



 Sarebbe dovuta essere un’escursione come tante altre, al cospetto di magnifici pini loricati e distese innevate, una delle tante e belle escursioni fatte in compagnia, ma l’escursione a Serra della Ciavole di quest’oggi ci ha regalato un incontro indimenticabile. Sono in compagnia dell’amico Vincenzo A. e procediamo con le ciaspole...

Tutto è ancora sepolto dalla neve.  Io son davanti  e apro la pista, Vincenzo mi segue. Dopo aver superato il pendio mi affaccio sul sentiero, adesso leggermente in discesa… La visione di ciò che ho davanti a me resterà per sempre impressa nei ricordi: un branco di tre lupi procede in fila indiana sulla neve, ci incontriamo, loro stanno a circa sette metri di distanza;  sono bellissimi esemplari di lupo appenninico, grossi, con il folto mantello invernale,  di color grigio-marrone. Appena mi vedono fanno subito marcia indietro. Eravamo sotto e i lupi non ci avevano ancora visto... Intanto ho detto a Vincenzo cosa ho visto, sottovoce, lui si affaccia sulla sommità del pendio e può vedere anch’egli i tre lupi davanti a noi che si allontanano nella neve… Arrivati in un punto in cui il sentiero sale, si fermano a guardarci per qualche secondo. Nel mentre ho potuto fare in tutta fretta  un paio di foto, purtroppo poco dettagliate, con i lupi che si vedono lontani nell’intrico dei rami… 
due dei tre lupi avvistati si fermano a guardarci prima di sparire (ritaglio da foto orig.)
lupo nella neve,con i lcaratteristico mantello invernale, visto da dietro (ritaglio da foto orig.)
Tutto è avvenuto nel silenzio più totale, i lupi si sono allontanati in maniera furtiva come dei fantasmi, senza fare il minimo rumore. Ma non dimenticherò mai quello sguardo rivolto a noi per qualche secondo… Non dimenticherò mai questo incontro così ravvicinato con una delle specie del Pollino più significative, simbolo di  quella natura selvaggia che ancora resiste sulle nostre montagne, e che ha forgiato la nostra stessa identità di montanari del Sud (come non ripensare agli aneddoti del mio nonno pastore  sui lupi, o quelli di mio padre cacciatore…).
Poi vado a fotografare il punto in cui i lupi hanno fatto dietrofront e procedendo oltre mi rendo conto che i lupi venivano dai pendii boscosi che ci sovrastano, sulla destra, e stavano scendendo lungo il sentiero appena incrociato.  Vedendoci arrivare son tornati indietro risalendo, come abbiamo in seguito potuto notare, i pendiiinnevati percorsi dal sentiero...
il punto in cui i lupi avvistandoci hanno fatto dietrofront
impronte fresche di lupo
qui si nota la caratteristica impronta della coda lasciata nella neve fresca



 Ritroviamo le tracce fresche ed evidenti proprio quando arriviamo negli spazi aperti del pianoro. Appena si aprono le radure notiamo che il branco si è diviso, uno sembra procedere da solo sulla sinistra e altri due si tengono vicini dirigendosi in direzione della foresta… 

appena fuori dal bosco, nella radura l'andatura di marcia cambia: si notano i due lupi proseguire in parallelo
 Un avvistamento fortunato e che sicuramente capita molto raramente,  a maggior ragione sulla neve e in pieno giorno. 
 Ci dirigiamo verso i Piani. Anche i faggi sono coperti di ghiaccio, come i pini loricati che vediamo in lontananza. Il sole picchia, il cielo è terso. Ci dirigiamo verso l’imbocco classico del sentiero per Serra delle Ciavole. Vincenzo è un po’ stanco e dice che vuole riposarsi, che posso anche andare da solo in cima, mi aspetterà. Vado così da solo, mi arrampico fino alla cima godendo dei magnifici scenari d’alta quota di Serra delle Ciavole. Panorama eccezionale, si mostra in tutta la sua maestosità il Dolcedorme. Ritorno ai Piani dai pendii, facendo qualche foto dei loricati ghiacciati e raggiungo così Vincenzo, che si è sistemato al riparo di una roccia e di un giovane pino loricato. E’ ora di rimetterci in cammino per la strada del ritorno…










 foto by Indio


Tre lupi: arte nativa della costa nord-occidentale