IL "LUOGO DOVE VIVONO I CERVI": GIRO "ESPLORATIVO" A FOSSO DEL TASSO E FOSSO DELL'UOMO MORTO
Spesso si pensa (erroneamente) che un "escursionista esperto" debba per forza di cose tendere verso le alte quote, magari farsi 2, 3 o 5 cime nel Pollino in un giorno oltre i 2000 metri. Tuttavia, chi frequenta la montagna nella sua interezza sa bene che a volte delle belle sorprese si trovano anche a bassa quota, ovvero che esistono luoghi poco frequentati a pochi chilometri da strade e centri abitati che però, per le loro caratteristiche di "isolamento" geografico sanno regalare scorci unici di natura selvaggia.
Tali sono i valloni impervi percorsi da corsi d'acqua minori, come Fosso del Tasso e Fosso dell'Uomo Morto, affluenti del Torrente Peschiera che su invito dell'amico Maurizio Lofiego - Guida Pollino ci accingiamo a percorrere da Croce Pantana fino a Bosco Magnano. "Luoghi dove vivono i cervi", espressione che è anche il significato etimologico (risalente al gaelico) del termine "wilderness".
La faggeta attraversata da Fosso Tasso e poi da Fosso dell'Uomo Morto, sebbene chiaramente sfruttata soprattutto in passato, presenta belle piante d'alto fusto ed è molto estesa. Scendendo, cerchiamo di non perdere di vista il corso d'acqua, caratterizzato da belle cascatelle nei pressi dei salti rocciosi, massi e alberi coperti da muschio, felci e alberi morti sul letto del ruscello.
Procedendo nel vallone, lungo la via indicata dal fosso, lo costeggiamo sulla sponda destra o sinistra, evitando le zone più aperte popolate dai rovi e dalle vitalbe, molto problematiche in caso di attraversamento. Più facile costeggiare il fosso nei tratti meno impervi, dove anzi ci sono delle larghe "spiaggette" . Si notano i segni di muretti a secco sulle rive, vicino ad ampi spiazzi che un tempo erano sicuramente coltivati.
Risaliamo i pendii quando il fosso si fa più accidentato e sporco di vegetazione, procedendo a mezza costa, per ritornarvi subito dopo una volta che il letto si allarga. Numerose le tracce di cervo, vicino al ruscello troviamo anche un bel palco. Proseguendo il vallone si fa più impervio e procediamo così in diagonale, in un bosco dove adesso predominano i cerri, sfruttando le tracce dei cervi: ne avvistiamo uno che scappa via, grosso, potrebbe essere un maschio senza palchi.
Scendendo, siamo diretti verso il Torrente Peschiera, in cui sbuca come affluente il Fosso dell'Uomo Morto, e ci serviamo delle stradine forestali che scendono giù a valle. Raggiunto finalmente il Peschiera, lo attraversiamo sfruttando un tronco di ontano che fa da "ponte", l'acqua è ancora alta... altrimenti dovremo toglierci le scarpe e guadare il torrente a piedi nudi.
Il tratto del Peschiera che seguiamo è bello "selvaggio", saltano all'occhio le appariscenti formazioni rocciose a ridosso del corso d'acqua, spesso coperte dai muschi. Dalla fontana della Principessa, proseguiamo fino alla Dispensa per poi prendere il sentiero turistico che ci porta alla seconda auto lasciata al Parcheggio di Bosco Magnano.
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