mercoledì 20 maggio 2015

Timpa delle Murge

 
Panorama da  Timpa delle Murge - foto by Indio


Nell'escursione con l'amico Carlo Sassone (GAE Basilicata) siamo ritornati a Tmpa delle Murge ammirando le sue bellissime formazioni rocciose . Qui la geologia e la bellezza sono un tutt'uno, creando un ambiente suggestivo e primordiale. Queste rocce ci ricordano i tempi lunghissimi della storia della terra... così lunghi che è difficile persino comprenderli, abituati  alla dimensione storica del tempo umano, che è un attimo rispetto ai tempi geologici. Sono tipiche di questa montagna le strutture geologiche delle lave a pillow (a cuscini). Si tratta di  rocce vulcaniche effusive originate da eruzioni sottomarine: la lava a  contatto con l'acqua si raffredda velocemente e si forma una struttura vetrosa. A causa di questo fenomeno, il flusso della lava si divide in blocchi rotondeggianti, che si sovrappongono gli uni agli altri formando potenti serie. I blocchi rimangono plastici all'interno e si assestano, deformandosi, fino al completo raffreddamento. A parte la geologia è anche la bellezza e i colori di queste rocce (come il bordeaux dei diaspri e di altri minerali di colore verde) che infondono meraviglia... Timpa delle Murge è inserita in un bellissimo contesto panoramico che guarda verso sud alle foreste e cime della catena del Pollino, e a nord verso Pietrasasso, le valli del Sinni e del Sarmento, fino alla Puglia e al Golfo di Taranto. Incastonata tra le foreste si nota la frazione di Casa del Conte, mentre pini neri, ornielli e cerri e soprattutto gli agrifogli monumentali, nonchè le essenze profumate delle erbe selvatiche, avvolgono i pendii rocciosi di questa montagna...












mercoledì 1 aprile 2015

Diario - 31 marzo 2015


Ritorno alla via dei lupi - Monte Pollino dal canale nord-est

in ascesa al Monte Pollino lungo il canalone nord-est - foto by Indio
 Avevo percorso in solitaria la magnifica "via dei lupi", lungo il canalone nord-est del Monte Pollino, anni fa. Ho avuto modo di proporla all'amico Maurizio, che si era mostrato subito entusiasta dell'idea. Un'escursione alpinistica, con pendenze intorno ai 50 gradi e anche di più, nel magnifico scenario della Grande Frana. E' interessante questo ambiente anche per le forme d'erosione glaciale. Si nota benissmimo il circo glaciale, la zona di accumulo della neve delimitata su tre lati dalle pareti rocciose e i materiali detritici lasciati dall'erosione dell'antica massa  di ghiaccio in movimento.



Neve marcia oggi, la privamera già si respira nell'aria. Si ode alla partenza il cinguettio di vari uccelli, si riconoscono le cince, il fringuello e il luì piccolo. Fa abbastanza caldo, si sprofonda un po' ma le condizioni della neve sono abbastanza buone. La neve si sta sciogliendo e dobbiamo attraversare un fossato che sembra adesso un torrente.


 Nel bosco incontriamo dei ragazzi che fanno snowboard scendendo fuori pista: un approccio avventuroso e genuino rispetto alle piste affollate con gli impianti di risalita... Procediamo un po' a rilento fino ai Piani, poi andiamo più spediti arrivando all'imbocco della via, nello scenario superbo della Grande Frana.  Si notano i segni di una valanga, avvenuta forse durante le ultime consistenti nevicate.


Ci si leva le ciaspole, si sfodera la piccozza, si indossano i ramponi. Anche qui si sprofonda. Il sole scompare quando ci avviciniamo ai ripidi pendii. Procediamo nella parte in ombra, dove la neve sarà più compatta. In effetti è così, neve compatta, ma non ghiacciata. Riesco, avanzando da primo, a creare dei bei gradini. La stanchezza sembra svanita, procedendo lungo il ripido canalone, l'energia si sprigiona, ci si diverte solamente. E' l'esempio di come si possa fare sul Pollino anche qualcosa di più impegnativo rispetto ad una semplice escursione, scalate su neve facili e praticabili in tutta sicurezza, con le dovute accortezze.



foto di Maurizio Lofiego
 Nell'ultimo tratto la pendenza si fa ancora più ripida, poi ci affacciamo finalmente sulla cresta e ricompare il sole. Sulla cima c'è un vento impetuoso, che riesce quasi a spostarci. Sulla sommità del monte si notano bellissime sculture di neve, modellata dagli elementi in forme bizzarre. Sotto di noi, verso le valli, si apre il classico mare di nubi, ovvero nuvole basse nelle valli e sereno sopra le cime.




Adesso si tratterà di affrontare il vento scendendo lungo la ripida cresta nord-ovest, fino ad arrivare alla bella colonia di loricati e ricongiungerci al sentiero che ci condurrà a Gaudolino... E' un piacere confrontarsi con il vento, sembra che ti lanci una sfida: "vedi se riesci a scendere e a stare in equilibrio senza spostarti o cadere, ti do un assaggio della mia furia", sembra voler dire...





Video della scalata realizzato da Maurizio Lofiego



autoscatto in cima

sabato 21 marzo 2015

Diario - 20 marzo 2015


 Aspettando il sole: una notturna, un'alba e un'eclissi



"Io penso a un universo infinito. Stimo infatti cosa indegna della infinita potenza divina che, potendo creare oltre a questo mondo un altro e altri ancora, infiniti, ne avesse prodotto uno solo, finito. Così io ho parlato di infiniti mondi particolari simili alla Terra."

(Giordano Bruno)

 "...allora il contadino, appena sorge il sole, si pone davanti all'astro nascente, allarga le braccia e mormora:
Buongiorno santi sole
a li piedi del Signore
da lu petto ne leva l'affanno
da la testa lu gran dolore:
Buongiorno, santi sole!"

(da: Sud e magia, E. De Martino)

L'escursione notturna di cui riporto il resoconto mi era stata proposta dall'amico Maurizio. Pur non avendo tanta voglia giovedi, per una sopravvenuta pigrizia sedentaria,  la prospettiva di assistere all'alba tra i loricati in alta quota e l'evento dell'eclissi mi hanno alla fine convinto. Partiamo circa all'una. Secondo i nostri calcoli ci troveremo in cima per il momento in cui il sole comincerà a spuntare. La neve è ghiacciata, le ciaspole fanno molto rumore, la foresta è buia e silenziosa. Seguiamo la pista già percorsa da noi e da altri giorni fa. Una marcia notturna nella neve è un po' una marcia d'attesa: si va incontro al miracolo quotidiano dello spuntare del sole, che torna a portare luce e calore in un mondo buio e ghiacciato.


Prima sosta a Piano Iannace. Questo pianoro è considerato uno dei posti migliori per osservare le stelle, la vista spazia a 360 gradi sulla volta stellata e la Via Lattea si staglia sopra Serra di Crispo. La sosta è durata abbastanza per farci raffreddare un po'. Noto una luce che si muove e penso ad un satellite, ma poi capiamo che è un aereo lontano, visto che lampeggia. Una stella cadente scompare come una rondine che si abbassa per riprendere il volo velocissima, è come una scintilla che si sia persa non molto distante... Durante la sosta ne vedo circa tre. Quando si osservano migliaia di stelle, come in questo caso, il pensiero non può che perdersi sulle vastità dell'Universo, agli innumerevoli pianeti possibili e forme di vita che lo popolano; alle civiltà che non conosceremo mai, a specie "evolute" come la nostra che ignorano la nostra esistenza come noi la loro. Un universo lontano e solo teorico, ma allo stesso tempo "tangibile", quando anche il nostro occhio può osservare quei puntini luminosi che appaiono dall'ignoto spazio profondo.
Bisogna rimettersi in cammino: è il migliore modo per difendersi dal freddo con temperature così rigide! Si marcia in silenzio, anche perché col rumore delle ciaspole è difficile capire ciò che diciamo. Arrivati sotto la Serra, decidiamo di andare "dritto per dritto" in direzione della sommità. Con metri di neve e buio non è così semplice orientarsi nella vegetazione lungo i sentieri sepolti. Sbuchiamo su un pendio ripido e ghiacciato e Maurizio ha un po' di difficoltà ad arrancare con le ciaspole che ha ai piedi, perché prive di ramponi laterali e quindi adatte a pendii più moderati. Vado giù e gli porgo la piccozza di sicurezza agganciata allo zaino, così può procedere meglio.


Mentre la notte è finalmente rischiarata dalla fredda luce che anticipa l'alba, tutti e due usciamo dai faggi e sbuchiamo sopra, tra i pini "addormentati", portandoci poi sulla linea di cresta. Lo spettacolo è iniziato, l'orizzonte è una linea rossa di luce che attende lo sbucare del sole. I pini si stagliano come silhouette sullo sfondo del cielo rosseggiante. Fa molto freddo e sulla cresta soffia un vento gelido, tagliente.



Ho le mani che si intorpidiscono subito, e ogni volta bisogna muovere velocemente gli arti per riattivare la circolazione del sangue nelle dita. Metodo che funziona. A volte si ha difficoltà anche a premere il bottone di scatto della reflex: i guanti imbottiti e impermeabili che ho nello zaino sarebbero però di impaccio all'attività fotografica. Maurizio mi chiama dicendomi di sbrigarmi: il sole è spuntato. La luce rossa dell'alba comincia a tingere di rosa la neve e crea sugli alberi una linea orizzontale di luce, via via che il sole continua ad alzarsi. Verso ovest il cielo appare in una gamma di colori con tonalità prima azzurre, poi arancio e rosa. Una gamma sfumata da cui le cime imbiancate del Monte Alpi e del Monte Sirino spuntano come apparizioni fantastiche.



Non possiamo però stare sulla cresta troppo tempo, il vento penetra nelle ossa. Dopo una breve sosta nei pressi della cima indossiamo la giacca a vento e ci teniamo sotto la cresta,  proseguendo in direzione della sommità nord. Qui il sole illumina i pendii iinevati e i pini, e comincia a scaldare. Facciamo un'altra breve sosta al riparo di una roccia e ce ne stiamo al sole.



Ho soprattutto le mani, ma in parte anche  i piedi, intorpiditi dall'aria gelida e i raggi del sole che si alzano sono di conforto. Ho la tentazione quasi di alzare le mani, come quando ci si scalda davanti al focolare, ma il gesto potrebbe anche rimandare ad una sorta di inconscio saluto pagano all'astro supremo che dà la vita a tutte le cose. In passato era diffusa anche tra i nostri contadini una preghiera mattutina al sole, per alleviare il  mal di testa dovuto alla dura fatica nei campi (anche De Martino la riportava nel suo "Sud e Magia", dedicato alla magia e alle tradizioni lucane). E poi mentre il sole si alza, ancora si cammina, in direzione di Serra delle Ciavole, ammirando i bei paesaggi tinti di una luce ancora tersa e limpida...

Il pendio che imbocchiamo è abbastanza ripido, ma ha come dei gradoni e Maurizio riesce a procedere senza che gli lasci la piccozza. Dopo le nove e mezza il sole sarà ancora al centro della nostra attenzione: oggi infatti ci sarà un' eclissi e  la luna coprirà il sole per circa il 40 per cento.


Maurizio ha portato l'apposito vetro da saldatore per poterlo osservare ed ha anche la buona idea di usarlo come filtro per poter fotografare il sole con la macchina fotografica. Purtroppo non sarà possibile fotografare i pini loricati e l'eclissi insieme...

le varie fasi dell'eclissi di sole

Nei pressi della sommità della Serra i cornicioni di neve sono enormi e ghiacciati... oggi sarebbe l'ideale per fare una scalata con ramponi e piccozza. Incontriamo un giovane escursionista solitario, forse un nordeuropeo da come parla, anche se dice di provenire dalla Puglia. Ci facciamo fare una foto e poi proseguiamo.


 Fotografiamo le ultime fasi dell'eclissi e ci riportiamo sulla pista per scendere dalla montagna. Maurizio preferisce togliersi le ciaspole e scivolare frenando con la piccozza. Il sole ormai inonda i piani di luce calda e non ci resta che tornare sulla pista per la discesa fino a valle, ripercorrendo le tracce dell'andata...


Indio - foto M. Lofiego

giovedì 12 marzo 2015

Bianchezza



"Forse, con la sua indefinitezza, adombra i vuoti e le immensità crudeli dell'universo, e così ci pugnala alle spalle col pensiero dell'annientamento mentre contempliamo gli abissi bianchi della via lattea? Oppure la ragione è che nella sua essenza la bianchezza non è tanto un colore, quanto l'assenza visibile di ogni colore e nello stesso tempo l'amalgama di tutti i colori, ed è per questo motivo che c'è una vacuità muta, piena di significato, in un gran paesaggio di nevi, un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna?
(...) E andando ancora oltre, ricordiamo che il cosmetico misterioso che produce tutte le tinte del mondo, il gran principio della luce, rimane sempre in se stesso bianco e incolore, e se operasse sulla materia senza una mediazione darebbe a ogni oggetto, anche ai tulipani e alle rose, la sua tinta vuota. 
Quando riflettiamo su tutto questo, l'universo paralizzato ci sta davanti come un lebbroso; e come viaggiatori testardi che attraversando la Lapponia rifiutano di mettersi sugli occhi vetri colorati e coloranti, l'infelice miscredente si acceca a fissare l'immenso sudario bianco che avvolge attorno a lui tutto il paesaggio."

 (Herman Melville, Moby Dick)



Foto scattate durante l'escursione alla Serra di Crispo, su metri di neve e tra la nebbia fitta, ammirando i loricati nella loro veste invernale; assieme a Leonardo Viceconte, Maurizio Lofiego, Tonino Provenzano e Santino De Luca. By Indio















autoscatto con i membri della "spedizione"