Serra dell’Abete e le fioriture di ginestra
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola.
(Giacomo Leopardi “La ginestra”)
Serra dell’Abete è uno dei dendrotoponimi del Pollino, quelli cioè che indicano un luogo caratterizzato da una specie arborea rappresentativa (come Fagosa, Farneta ecc.). In questo caso però su questa montagna non esistono più abeti bianchi associati ai faggi, a causa dell’azione dell’uomo nei secoli passati.
Nel mese di giugno la Serra dell’Abete è nota per l’esplosione di giallo creata dalle fioriture di ginestre. Il motivo “scatenante” dell’escursione di oggi è proprio fotografare la ginestra odorosa coi suoi fiori dal giallo “abbagliante”.
La ginestra odorosa in dialetto viene chiamata Sparto, termine molto simile al nome scientifico, Spartium junceum, pianta pioniera che colonizza aree non più pascolate o coltivate, o percorse dagli incendi. Junceum, giunco, si riferisce al suo tradizionale utilizzo per la realizzazione di cesti. Nell’area del Pollino i suoi ramoscelli venivano usati per produrre una fibra tessile molto resistente. In passato, quando ero ragazzino, dalle nostre parti si raccoglievano anche i fiori che, ammucchiati nei sacchi venivano rivenduti a chi li destinava nella realizzazioni di profumi. E mi rivedo da ragazzino, con l’ascia in mano e col cane che mi seguiva, a tagliare i rami di ginestra che poi venivano trascinati a casa e dati come foraggio ai conigli.
Parto molto presto, prima di tutto per sfruttare la luce tersa del primo mattino e poi perché su creste spoglie come quella di Serra dell’Abete, a bassa quota, il sole picchia forte. Una decina d’anni fa la montagna fu in gran parte percorsa da un vasto incendio durato vari giorni, che però non danneggiò molto il bosco esistente soprattutto sul versante nord, composto di faggi, roverelle e altre specie, mentre le ginestre ripresero a vegetare con ancora più vigore sul suolo attraversato dal fuoco.
L’abbandono della pastorizia ovina e caprina fa notare i suoi effetti anche su questa montagna, nel passato molto più spoglia di oggi. Attualmente infatti, altre piante pioniere oltre alla ginestra (rose canine, biancospini, prugnoli, meli e peri selvatici, rovi) punteggiano un po’ dappertutto i pascoli della montagna. Anche sul versante sud si possono notare pendii dove il bosco di lecci, ornielli e carpini neri cresce ormai rigoglioso, mentre la faggeta si espande sul versante nord, dove parecchi decenni fa in alcune aree furono piantate specie arboree non autoctone di cedri, pini ed abeti.
Salendo saltano subito all’occhio specie tipiche di terreni calcarei assolati come la lavanda selvatica, la stregonia siciliana e l’elicriso. Il panorama spazia sulla Valle del Mercure ricoperta ancora da un “lago” di nebbia, da cui emerge il centro storico di Rotonda. Il giallo delle fioriture della ginestra che cominciano ad essere illuminate dalla luce del sole, risalta nel contrasto con le ombre che coprono ancora i valloni. Anche valli e crinali lontani sono colorati dalle macchie gialle delle fioriture
Dopo la cima di Serra dell’Abete (1401 m) si scende al valico di Piano Jacco, per risalire al rotondeggiante Monte Serra (1228 m). E’ qui che fotografo le colonie più spettacolari di ginestra odorosa, con i fiori che regalano bei contrasti di luce.
Il sentiero è sufficientemente segnato, anche se vi sono tratti dove i segnavia si diradano e si può avere un po’ di incertezza, soprattutto in quello che attraversa le “Marse di Cartavacante”, che da Monte Serra scende giù lungo i ripidi pendii, a zig zag in direzione della strada provinciale per Viggianello, il cui centro storico è visibile in alcuni punti dal sentiero. In applicazioni come Locus Maps la traccia è comunque presente sulla cartina. Si scende ancora tra le ginestre, accompagnati sempre dal loro profumo, fino ad arrivare all’imbocco del sentiero, sulla strada provinciale. La prossima meta adesso è San Pasquale, a Prastio, frazione di Viggianello; il significato del termine derivante dal greco è: “vicino ma separato dalla città principale”. Si può ricordare la frazione Prastia non lontana da Terranova di Pollino e qualche paesino della Grecia con nome simile.
Da San Pasquale prendo il sentiero ben segnato che risale i rocciosi versanti meridionali di Serra dell’Abete, recentemente (2025) oggetto di manutenzione e segnaletica da parte dell’Ente Parco. Anche qui le ginestre fiorite sono dominanti, crescendo ai lati del sentiero, che sovrasta la vallata di Prastio. Si tratta di una via storica usata dai pastori, una mulattiera attrezzata in alcuni tratti con muretti a secco, che si snoda prima su Serra Malarosa e poi su Serra Arcangelo, a ridosso degli aspri pendii e canaloni del versante sud della Serra. Si arriva, aiutandosi sempre con ometti segnavia e cippi con bandierine bianche e rosse, alla fontana con abbeveratoio di Serra Arcangelo. Da qui si chiude poco dopo l’anello a Colle dell’Abete, dove ho lasciato l’auto. Il percorso ad anello presenta una distanza di 12 chilometri, con dislivello totale in salita di 870 metri, è adatto ad escursionisti esperti che non abbiamo problemi di orientamento in tratti caratterizzati da segnaletica appena sufficiente.
Saverio De Marco
Guida Ufficiale Parco Nazionale del Pollino