sabato 15 gennaio 2011

Diario - 14 gennaio 2011

 le rocce che delimitano il canale sud-ovest - foto by Indio; sotto: 1. loricati della spalla rocciosa est del canalone; 2. durante l'ascesa; 3. in sosta su una roccia; 4. il canalone sud-ovest visto dalla cresta ovest, sotto la cima; 5. al centro della foto, coppia di corvi imperiali su un picco roccioso, rivolti verso l'orizzonte; 6. autoscatto dell'autore in cima.

"E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione"
(H. Melville, Moby Dick)




Monte Pollino dal canalone sud-ovest

Era da tempo che non salivo sul Monte Pollino. Il Monte Pollino, per la sua caratteristica forma a “panettone” si presta a salite  non molto lunghe ma parecchio impegnative. Già due anni fa cercai di scalare il ripido canalone nord-est, non riuscendo però ad arrivare il cima. 
Ora l’intenzione è di salire invece sul canalone sud-ovest, ripido  ma più “abbordabile”: itinerario già noto ad alcuni escursionisti del C.A.I. La giornata prometteva bel tempo e non volevo lasciarmi sfuggire l’occasione di una escursione su una via impegnativa mai fatta prima d’ora. Anni fa dal canalone sud-ovest si scatenò una valanga che travolse i faggi. Oggi la ferita si sta rimarginando e i segni di quell’evento si riconoscono ancora nei tronchi sradicati e nei piccoli faggi che ora ricrescono lentamente. Arrivato a Gaudolino punto subito in direzione del canalone, seguendo proprio la linea della slavina, con il primo obiettivo di raggiungere i primi maestosi loricati che sovrastano il bosco. La salita è faticosa e arrancare per i pendii boscosi dà quasi un leggero senso di angoscia. Ho messo le racchette, facendo scattare l’alza tallone, sistema escogitato per salire sui pendii ripidi. La neve è abbastanza alta nel bosco, asciutta e farinosa. Ogni tanto mi aiuto a tirarmi su aggrappandomi  ai piccoli faggi. Non vedo l’ora di uscire dal bosco per poter stare a cospetto dei pini abbarbicati sui dirupi selvaggi.
Finalmente esco al centro del canalone. Qui la neve è più dura e compatta, ma non sembra esserci traccia di vetrato, fatto che rende inutili i ramponi che ho nello zaino. Inizio la scalata continuando ad usare le ciaspole. Adesso devo stare molto attento sia a non scivolare che a non perdere qualche oggetto o attrezzo (ad esempio la picozza) lungo il pendio. Andare a recuperare gli oggetti che scivolassero giù mi porterebbe punto e a capo. Sono circondato da immagini di maestosità selvaggia: le rupi rocciose costeggiano il canalone a destra e a sinistra, dominati dai loricati quasi inaccessibili. Ormai le ciaspole si son fatte ingombranti e le devo togliere. Scavo con la paletta un “gradino di sosta” per posare zaino e macchina fotografica e per levare le racchette. Liberatomi dalle ciaspole inizio a salire creando gradini con la punta dello scarpone. La neve è compatta e riesce a tenermi aggrappato al pendio; uso la picozza ora a mo’ di fittone, ora distendendomi e poggiando i pugni, con la mano vicino alla becca che penetra nella neve. Per non affaticarsi in questi casi è opportuno, come affermano gli esperti d’arrampicata,  spostare il bacino all’indietro, usando le punte dello scarpone e impostando la progressione come se si salisse su una scala. 
Quando i polpacci son troppo sollecitati è opportuno fermarsi in posizione di “riposo”, poggiando il piede di tacco. Qualche nozione tecnica di alpinismo per il semplice escursionista non guasta e la si può monitorare nelle proprie escursioni... Potrei prendermela più comodamente, ma ho una dannata fretta: anche se sono in orario non riesco ad essere più paziente. Forse l’inquietudine è una predisposizione d’animo tipica di chi va in montagna alla ricerca della natura selvaggia. Forse serenità e calma interiore in realtà non porterebbero mai gli uomini sulle montagne...
Trovo comunque il tempo per contemplare e fotografare i pini loricati illuminati dalla luce tersa del giorno. Il prossimo obiettivo sono le rocce immediatamente sovrastanti. La mia idea è che ci sia ancora tanto da salire, ma poi mi accorgo di essere già arrivato alla linea della bellissima cresta ovest, appena sotto la cima. Giunto qui riascolto il sibilo del vento, abbastanza forte. Metto la giacca a vento e continuo a salire il crestone, per arrivare in cima. La neve è modellata dal vento e le linee sembrano disegnare un’opera astratta. 
Mi siedo sul pilone che segnala la cima e consumo la mia frugale colazione. E dopo si comincia a scendere. Sono solo io e la montagna anche oggi,  una montagna immersa nel “silenzio bianco”. Scendendo lungo la cresta sud, tra le rocce scivolo e sbatto il ginocchio sinistro sulla dura pietra: vedo letteralmente “le stelle”... per  fortuna non è nulla di grave e il dolore lancinante non dura molto.
  In cima alle rocce che sovrastano l’imbocco del sentiero che mi condurrà a Gaudolino sono appollaiati due corvi imperiali, le cui silouetthe si proiettano sui nitidi monti lontani, illuminati dalla luce del pomeriggio; poi vedendomi avvicinare si allontanano.
Preso il sentiero classico non mi resta che tornare a Colle Impiso, e da lì dirigermi a piedi fino al posto in cui ho lasciato la mia auto, appena dopo Visitone…






6 commenti:

  1. Spettacolare escursione...! Temerario!

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  2. Ps. hai avuto modo di osservare la stazione meteo a fianco dell'anticima?

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  3. Ciao mitico.... stazione meteo? Non so, non l'ho vista o non c'ho fatto caso, anche perchè non so dove sia di preciso... devo vedere su qualche foto...

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  4. massiccio! in solitaria per ripidi canali, alla grande! bell'avventura e bel diario: c'è poco da fare ... "la montagna chiama"!
    a presto
    P.

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  5. E' posta sopra la dolina del nevaio. Se l'intravedi in qualche foto fammi sapere...! Grazie!

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  6. complimenti, spero di ritornare sul Pollino prima possibile

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