sabato 22 marzo 2014

Diario - 19-20-21 marzo 2014

 

Traversata del Pollino in solitaria

Piano di Vaquarro, Serra del Prete, Gaudolino (1° bivacco) Monte Pollino, Serra Dolcedorme, Piani di Pollino (2° bivacco), Serra delle Ciavole, Serra di Crispo, Piano di Iannace

"Non sfidare la natura, sfida te stesso".
 Raymond Mears



Il progetto di una grande traversata di più giorni negli ambienti innevati del Pollino (da sempre i miei preferiti) era  un’idea che da tempo avevo in mente e con questo trekking di tre giorni ho potuto finalmente dargli attuazione. Questa mia piccola “impresa” ha avuto come obiettivo la traversata, in solitaria e in autosufficienza,  delle cinque montagne che superano i 2000 metri, quelle più spettacolari del massiccio del Pollino, ovvero Serra del Prete, Monte Pollino, Serra Dolcedorme, Serra delle Ciavole e Serra di Crispo.  Le previsioni meteo davano bel tempo per tutta la settimana e così ne ho approfittato. Sapevo che con il caldo di questi giorni in alta montagna ci sarebbero state difficoltà perché avrei trovato neve  marcia e poco consistente, tuttavia il percorso sarebbe stato in gran parte  su cresta, dove avrei trovato neve più bassa e compatta, anche ghiacciata, oltre ad aree già scoperte.  Inoltre le alte temperature di questi giorni eliminavano la difficoltà maggiore del bivacco in solitaria in inverno: il Grande Freddo! Un trekking del genere comporta sensazioni di libertà estrema nella wilderness, ma anche – com’è ovvio – disagi e difficoltà da con cui confrontarsi. L’itinerario si è svolto in gran parte sui percorsi classici che consentono di accedere alle cime. Con uno zaino pesante ogni velleità “alpinistica” è stata abbandonata. Fondamentalmente due son state le tappe: una a Gaudolino con bivacco alla baracca dei pastori e l’altro ai Piani di Pollino, con pernotto in tenda. Mi ha avvantaggiato il fatto di aver comprato una tenda ultraleggera della Camp, di un solo chilo di peso (!), circostanza non indifferente visto che mi ha consentito di salire sulle cime innevate anche con un peso notevole - ma non eccessivo - sulla schiena. Un’impresa del genere in solitaria richiede, infatti, oltre alla scontata preparazione fisica, dell’ottima attrezzatura da escursionismo, con oggetti e materiali di alta qualità e una buona padronanza delle tecniche escursionistiche. Piccoli imprevisti e disagi in tre giorni, nel mezzo della natura selvaggia, ci saranno sempre: bisogna solo cercare tenere tutto in ordine ed essere previdenti per trovare la soluzione adatta a fronteggiarli.  Bisogna poi portare, visto il peso dello zaino,  solo il materiale indispensabile. Le ciaspole, per esempio,  in alcuni casi sarebbero state utili… ma non erano indispensabili. E avrebbero aumentato non di poco il peso dello zaino. Ho così portato solo i ramponi, che mi sono stati di grande aiuto per il superamento di certi tratti, oltre ad una piccozza di sicurezza. Come nella vita anche nell’escursionismo si tratta di trovare il compromesso migliore per poter fare certe cose. Ricorderò questa escursione come una delle più belle e faticose della mia vita… indimenticabile anche perché legata a momenti contemplativi di pura wilderness...

 Primo giorno

 "Studiavo diciannove ore al giorno, fin quando non sostenni l'ultimo esame. Non volevo assolutamente più vedere libri. Non c'era che un' unica cura che mi potesse guarire, ed era riprendere le avventure".

Jack London (John Barleycorn)

Parto il 19 all’alba da Conocchielle, bella frazione della Valle del Frido e mi porto sul sentiero che attraversa la faggeta costeggiando il Frido, sbucando ai Piani Bassi di Vaquarro . Qui la neve è ancora crostosa, ma più avanti, quando prendo il sentiero per Colle Impiso, si affonda. E’ dura, già da ora. Da Colle Impiso a sbucare al crinale scoperto di Serra del Prete dovrò fare tanta fatica, perché si sprofonda e si scivola.  Marcia lenta e noiosa, quasi deprimente, con l’unico obiettivo di arrivare al crinale scoperto. Qui non incontrerò problemi, perché la neve, spazzata dal vento è poca e abbastanza consistente, tanto da richiedere l’uso dei ramponi. Non facevo da anni, in invernale, questo percorso. Dalla cima di Serra del Prete scendo, diretto a Gaudolino, lungo lo spettacolare crinale Est, che a metà strada diventa boscoso e dai ripidi pendii. Da Serra del Prete c’è uno dei più bei panorami di tutto il Pollino, e proprio il Monte Pollino si mostra in tutta la sua imponenza, con le sue pareti di roccia e i canaloni selvaggi.
Arrivo a Gaudolino nel primo pomeriggio, verso le tre e mezza, e la prima cosa che faccio è andare alla fontana a fare rifornimento. Ci sono delle piazzole scoperte dalla neve… sarebbero l’ideale per campeggiarvi, ma, visto che c’è, dormirò nella baracca di Gaudolino, concedendomi, almeno stanotte, un ricovero che rispetto alla tenda possiamo definire “lussuoso”. Ho bisogno di riposare  e mangiare bene. Domani dovrò dare il massimo, perché si tratterà di scalare sia il Pollino che il Dolcedorme e di arrivare ai Piani di Pollino, il più vicino possibile all’imbocco del sentiero per Serra delle Ciavole. Ho l’unico timore di aver domani le gambe indolenzite, visto che nell’ultimo mese non mi sono allenato abbastanza. Ma sento che il mio fisico è predisposto, anche perché spesso è la Volontà che è decisiva. All’inizio avevo prospettato di bivaccare al Piano di Acquafredda per poi salire su Serra delle Ciavole dalle ripide propaggini sud, ma visto l’impegno e il tempo richiesto ho optato per la via classica… Domani dovrò approfittare della neve ghiacciata dell’alba, per cui dovrò svegliarmi alle cinque e partire appena si fa giorno. Mi preparo un minestrone disidratato con fornellino e gavetta,  poi lavo la gavetta e preparo una tisana… o meglio uno “scaldabudella” come lo chiamo io, per la sera. In tre giorni non si può bere infatti solo acqua ghiacciata, altrimenti la nostra povera gola ne soffrirebbe. Ed avere qualcosa di caldo in corpo dà anche una sorta di supporto psicologico.
 Sento dei rumori, come di oggetti spostati. Ci sarà qualcuno? Esco fuori ma non c’è nessuno. Poi il rumore si rifà vivo. A quanto pare non sono solo, ma c’è un altro ospite, un ghiro forse o un altro piccolo roditore che si aggira rumorosamente sul tetto o nel ripostiglio attiguo. Mangio verso il tramonto, poi sposto il tavolo in modo da creare un po’ di spazio per il materassino gonfiabile.  Ho portato, prevedendo di stare da solo senza far nulla, un piccolo libro. Sono i “Racconti dello Yukon” di Jack London, che sto rileggendo in questo periodo.  Provo a leggere “L’amore per la vita”, uno dei miei preferiti, ma la mente va ad altre cose. Non sono mai riuscito a leggere durante i trekking, per cui un libro diventa solo un piccolo peso morto in più da portare; tuttavia…  commetto ogni volta lo stesso errore. La mia mente adesso non può lasciare spazio alla letteratura, è occupata da questioni materiali, a tenere tutto in ordine, a prendere ad esempio l’oggetto giusto al momento opportuno, a riporlo nello stesso posto; a prevedere come comportarsi nell’immediato futuro scegliendo questa azione piuttosto che un’altra ecc. Mi metto a dormire presto. Nella notte mi sveglio più volte. Sono tranquillo, ma l’idea irrazionale di “non fare in tempo” ad arrivare ai Piani a causa di qualche imprevisto,  e di ritrovarmi a campeggiare sulle cime non mi lascia; ma è un’idea appunto irrazionale perché domani il tempo non mi mancherà, e il “tempo” atmosferico sarà ottimo come oggi.  Nei sogni si mescolano le tante persone conosciute in questi anni, eventi, spazi…  Forse sto riflettendo sulla mia vita? In un sogno tre cinghiali sono là fuori, illuminati dalla luce della luna, li vedo dalla finestra della capanna…  

 Secondo giorno

 "È la vita a costituire l'unica realtà e il vero mistero. La vita è molto di più che semplice materia chimica, che nelle sue fluttuazioni assume quelle forme elevate che ci sono note. La vita persiste, passando come un filo di fuoco attraverso tutte le forme prese dalla materia. Lo so. Io sono la vita. Sono passato per diecimila generazioni, ho vissuto per milioni di anni, ho posseduto numerosi corpi. Io, che ho posseduto tali corpi, esisto ancora, sono la vita, sono la favilla mai spenta che tuttora divampa, colmando di meraviglia la faccia del tempo, sempre padrone della mia volontà, sempre sfogando le mie passioni su quei rozzi grumi di materia che chiamiamo corpi e che io ho fuggevolmente abitato".

Jack London (Il Vagabondo delle stelle)


  Ho messo la sveglia alle quattro e mezza, ma proprio verso quest’ora sono caduto in un sonno profondo ed è dura alzarsi. Faccio colazione con biscotti e “scaldabudella”, e poi rimetto a posto tutta la roba. Alle sei son pronto per partire, ma non prima di aver fatto rifornimento d’acqua alla fonte. Ho circa due litri, più la tisana nel termos… cose che  pesano ma di cui purtroppo non posso fare a meno:  senz’acqua non si va da nessuna parte. La neve è ghiacciata e si procede speditamente sul sentiero anche perché, come avevo previsto,  la pista è stata già battuta. Sta cominciando ad uscire il sole e prendo gli occhiali sopra il berretto… ma forse li piego troppo, salta via una lente e il resto con la montatura, scivolando lungo il pendio ghiacciato. Ho più o meno visto la direzione, scendo giù per qualche decina di metri ma non trovo né la lente né la montatura…  Addio occhiali. Per fortuna son stato previdente  e nel mio kit di sopravvivenza avevo messo un altro paio di occhiali di riserva, piccoli e leggeri. Meno male, perché senza occhiali da sole il disagio non sarebbe stato  poco! Essere previdenti con atti in apparenza banali come dicevo è importante. Ne è un esempio la mano nel lacciolo dei bastoncini sui pendii ripidi. Se vi scivola un bastoncino lungo un pendio ghiacciato forse non lo ritroverete più… e senza bastoncini l’escursione diventerà molto più scomoda. Sbuco sulla cresta tra i loricati… Il sole dell’alba illumina gli splendidi pascoli di vetta del Monte Pollino delimitati dai pochi e maestosi loricati del Pollinello. Il senso tangibile di ciò che gli Indiani d'America chiamavano  “Grande Mistero”, sembra “rivelarsi” in questi momenti alla nostra coscienza...
Procedo sempre speditamente, in direzione della vetta, anticipata dalla colonnina del termometro. Ancora pochi metri e sarò in cima. La neve ha formato qui sulla sommità come dei canyon… Mi fermo, solito autoscatto, pezzo di cioccolata e un bicchiere di tisana, poi cerco un po’ di linea per tranquillizzare i miei e mandare un sms a casa. Ai Piani, salendo verso i balconi,  noto delle piazzole di prato scoperte dalla neve: sarà su una di quelle che dormirò stanotte. 
In marcia scendo dalla dorsale est di questa montagna, diretto al Dolcedorme. La neve non è più ghiacciata, ma i tratti di cresta scoperti mi avvantaggiano nella marcia. Si staglia davanti a me l’imponenza del Dolcedorme, e mi vedo già là a salire lungo i pendii della via classica. Mentre salgo i nuvoloni cominciano a salire per superare la maestosa barriera montuosa. Ogni tanto la nebbia cala avvolgendo la cresta di una candida aria. 
Ma è nebbia non problematica, va e viene, nascondendo a tratti il sole. La cima del Dolcedorme è forse – parlo solo della vetta – quella che più tra tutte dà il senso della “conquista” dopo l’ascesa. Sono immerso nella nebbia e il vento soffia abbastanza forte. Non conviene fermarmi qui, farò pausa più giù. Adesso mi aspetta la discesa del ripido versante nord.
Rimetto i ramponi e sfodero la piccozza, perché la neve è ghiacciata e compatta e non si possono creare gradini con il tacco degli scarponi.  Discesa delicata, con pazienza, passo dopo passo. Sono diretto al loricato secco che indica il sentiero del crinale nord. I piccoli faggi che lo ostruiscono d’estate sono sommersi dalla neve. E poi eccomi al crinale scoperto popolato da una colonia di maestosi loricati, uno di quei posti che preferisco, una radura bucolica, quasi da meditazione. Sembra di essere tra vecchi e preziosi amici. Qui la neve è poca e mi posso fermare riposando al sole su uno dei massi rocciosi, ai piedi dei patriarchi.
Supero il bosco diretto ai Piani. Ancora è presto e a dir la verità non avverto tanta stanchezza.  Oggi mi sento davvero in forma. Posso così continuare a salire costeggiando i pendii rocciosi ovest di Serra delle Ciavole, scegliendo qualche posto buono per montare la tenda.Ci sono dei piccoli ruscelletti formati dallo sciogliersi della neve, l’acqua non mi mancherà in casi di necessità. Arrivo sotto i “balconi” dominati dai loricati; qui c’è una piazzola adatta… abbastanza in piano. Monto la tenda, poi cucino la minestrina all’aperto, con il fornellino a gas e la solita gavetta. Mangio sdraiato per terra, consumo la minestra con pezzi di pane, e per secondo mangio un po’ di soppressata, che equivale in questo caso al “pemmican”, carne secca usata nei grandi spostamenti dagli Indiani d’America e dai trappers!
Siamo al tramonto e subentra un momento di contemplazione, di raccoglimento, uno di quegli attimi fuggevoli che danno senso ad un'intera escursione.  Me ne sto seduto a guardare, ascoltare, riflettere, riscaldato dagli ultimi raggi di sole. Sotto di me si estende un panorama selvaggio e primitivo. Si ode un festoso vociare di  uccelli, un canto di primavera; sopra un pino loricato secco si poggia un falco, e la sua silhouette contrasta col cielo rosso . Un’atmosfera che si riassume in una sola parola: “Armonia”. Me ne sento parte e la condizione di solitudine di questa sera amplifica la congiunzione con ciò che resta del mondo primitivo... Guardo queste montagne, che ho attraversato ancora una volta in questi giorni. Le mie tracce sono lassù, anche se spariranno presto. Montagne che fanno parte da sempre della mia vita e che rivedo ogni volta sotto uno sguardo diverso. Amo anch’io “vivere”,  proprio come quegli uccelli... e ringrazio la natura per avermi dato gli occhi e la forza per vedere questi paesaggi. E che possano sempre conservarsi così come sono per i secoli a venire…
 Il sole è calato e  il freddo scende severo sulla montagna. Ho già messo tutto nella tenda, ho preparato già il materassino. Mi accorgo che la borraccia è vuota… pensavo fosse piena. Ho sbagliato a non riempire la bottiglia ai ruscelletti  incontrati prima. Stasera probabilmente  avrò sete e bisogna rimediare, anche perché la prossima fonte disponibile sarà Pittacurc. Prendo con me solo la bottiglia di plastica, la lampada frontale e il pugnale e mi metto in marcia per vedere se la sorgente del  Frido non è coperta. I loricati si stagliano come silouettes sullo sfondo di un cielo rosso. Cala il buio. La sorgente è  sommersa. Torno indietro concludendo che non resta che sciogliere della neve nella gavetta… ma ascoltando bene sento il gorgoglìo dell’acqua da qualche parte. Seguo il rumore scendendo i pendii e capisco che l’acqua scorre sotto la neve. Devo scavare per riuscire a trovarla. Taglio un rettangolo dello strato superficiale ghiacciato col pugnale e poi scavo un buco con le mani e aiutandomi con gli scarponi. Ecco l’acqua! Devo allargare il buco per potervi immergere la bottiglia e poterla riempire. Fantasticando mi vengono in mente i buchi nel ghiaccio che gli eschimesi facevano per pescare… Riempio la bottiglia. Eccoti acqua, mi fa piacere rivederti! 
Torno alla tenda e mi metto dentro. Mi tolgo i pantaloni, mi metto una tutina e i calzini di ricambio asciutti. Per stare più caldo userò anche un sacco lenzuolo oltre al sacco a pelo. In tenda accendo una candela e mi preparo il solito “scaldabudella”. Mi slego l’orologio-altimetro per misurare la temperatura in tenda. E’ di tre gradi. Fuori sarà di poco sotto lo zero.  Mi metto nel sacco per cercare di dormire. Riesco a dormire, anche se mi sveglio ogni tanto a distanza di qualche ora. Ho messo la sveglia alle cinque. Per smontare  e rimettere a posto tutto domattina ci vorrà tempo e conto di partire il prima possibile per arrivare alla cima di Serra delle Ciavole… ancora una volta per sfruttare la neve ghiacciata  procedendo coi ramponi. E inoltre non voglio perdermi, da fotografo di paesaggio, la bellissima luce tersa  dell’alba...


Terzo giorno 

"La parola finale è questa: MI PIACE. E' alla base della filosofia ed è inseparabile dal nocciolo dell'esistenza. Quando la filosofia ha brontolato pedantemente per un mese per mostrare all'individuo quello che deve fare l'individuo a un tratto dice: "mi piace", fa qualcos'altro e la filosofia se ne va a spasso. Perché così gli piace. L'ubriaco beve e il martire indossa il cilicio, l'uno diventa un crapulone e l'altro un anacoreta; l'uno cerca la gloria l'altro la ricchezza, l'altro l'amore e l'altro ancora Dio. Molto spesso la filosofia è il mezzo con cui l'uomo spiega il proprio 'mi piace'."

Jack London (La Crociera dello Snark)


Alle quattro e mezza son già sveglio. Faccio colazione e mi preparo una tisana per il giorno. Dopo si susseguono tutte quelle operazioni noiose che bisogna fare quando si smonta il campo. Esco fuori dalla tenda e posso ammirare lo spettacolo della luce rossastra dell’alba. Lontano si vede nitidamente un animale procedere sulla neve… E’ una volpe? No, mi sembra troppo grande... Potrebbe essere un lupo che avanza speditamente nella neve... Ho per fortuna la macchina compatta nella tasca, che porto in escursione per fare i video, e l’accendo subito riuscendo a filmare il canide per pochi secondi. L’anno scorso incontrai un branco di tre lupi con l’amico Vincenzo, a distanza di pochi metri ma l’avvistamento di oggi sarebbe ancora più bello, nonostante il canide sia lontanissimo... Comunque non ho mai cercato l’incontro col lupo, mi basta sapere della sua presenza attraverso le tracce; ma ovviamente quando capitano visioni del genere non si può che restare affascinati. (Successivamente grazie anche ad amici naturalisti esperti si è potuto appurare che si trattava di una grossa volpe e non di un lupo...)
Oggi è il 21 marzo, è primavera, e concludo così quasi “simbolicamente” questa escursione. Smonto tutto velocemente ma non riesco a partire prima delle sette meno un quarto. Arriverò sulla cima di Serra delle Ciavole e vagherò tra i maestosi pini loricati, dedicandomi soprattutto a fotografare i paesaggi con la bella luce mattutina. Sono tornato tra le mie montagne preferite, percorse in un’altra solitaria impegnativa a dicembre dell'anno appena trascorso.
L’ultima cima è Serra di Crispo arrivando dalla Serretta delle Porticelle. La neve intanto si è fatta più molle… La fatica è tanta, non sono in forma come ieri. Superata la cima dopo una breve sosta, scendo verso l’imbocco del sentiero che porta ai Piani e alla fonte Pittacurc. Devo fare rifornimento d’acqua. Si sprofonda, le ciaspole sarebbero molto utili qui. Incontro una coppia di escursionisti e gli racconto da dove vengo. Li saluto e proseguo. Piano Iannace. Qui fotografo dei bucaneve, vero simbolo di primavera. Per arrivare a casa la strada è ancora lunga e attraverserò fuori sentiero la foresta, seguendo una vecchia pista che conosceva anche mio padre. Via che faccio spesso per arrivare spedito alla strada del Santuario. La foresta, silenziosa e tenebrosa in pieno inverno, risuona dei versi e dei canti degli uccelli. C’è vita ora, l’inverno si sta ormai ritirando. Arrivato alla strada asfaltata prendo un altro sentiero, poi strada, e poi di nuovo sentiero. Prima di  arrivare a casa c’è qualcuno che sembra aspettarmi: un pony che pascola nel terreno confinante il mio orto. Si è accorta della mia presenza e vorrebbe saltare giù dal muro per venirmi incontro… La mia lunga escursione è terminata e adesso, dopo tanta fatica,  ho bisogno solo di una doccia calda e di un po’ di riposo...


Le cinque vette 
Serra del Prete
Monte Pollino
Serra Dolcedorme
Serra delle Ciavole
Serra di Crispo

 Saverio De Marco (Indio)

 


9 commenti:

  1. I miei complimenti per questa tua meravigliosa avventura. Veramente tutto molto bello...racconto e foto.
    Un caro abbraccio :-)

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  2. Grazie Roberto per l'apprezzamento. Un abbaraccio anche a te..

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  3. Lo sapevo che non mi avresti deluso: fantastico.

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    1. Dimenticato firma ....... Pino

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  4. grande, un'altra medaglia alla tua Avventura. Vincenzo D.

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  5. Complimento Sergio!
    Avventura da brividi: oltre ad avere una grande capacità fisica, hai dimostrato una grande resistenza mentale, che secondo me è l'elemento molto più duro da sostenere.
    Complimenti e foto straordinarie!

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  6. Sì hai ragione. Ovviamente stiamo parlando del Pollino e no ndell'Alaska, ma anche dalle nostre parti la montagna può metterti alla prova. L'elemento psicologico conta molto come dici tu.
    Saverio (non Sergio :-D)

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  7. Complimenti per tutto! Il tuo blog è veramente fatto bene e le tue storie mi fanno trovare lì, in quei posti che grazie alle stupende foto che metti, diventano reali nella mia mente!

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