giovedì 16 agosto 2012

Salamandrine dagli occhiali (Gole del Frido)

Nel letto del Frido (non si specifica per ovvi motivi di tutela il punto preciso né la località) sono stati avvistati circa cinque esemplari di Salamandrina dagli occhiali, specie rara in generale ma presente (almeno dalle mie informazioni di profano) sul Pollino. I piccoli animali stavano quasi tutti fuori dall'acqua. Si é potuto osservare il caratteristico colore rosso vivo delle zampe e della coda e la macchia bianca sulla testa... 



foto by Indio

martedì 14 agosto 2012

In MTB: dal Piano della Croce a Bosco Magnano

In mountain bike(12/13 agosto): Croce Pantana, Piano della Croce, Santa Elena, Cornaleto, Torrente Peschiera, Bosco Magnano, Cropani .

il percorso di MTB: in giallo lo sterrato, il blu le strade asfaltate - by Indio

L'occasione di questo trekking me l'hanno data gli amici Antonio e Francesco, che volevano campeggiare in montagna per qualche giorno. Ho pensato bene di approfittarne arrivando in bicicletta per esplorare parte dei boschi delle montagne di Pedali all'andata, mentre per il percorso del ritorno attraversando Bosco Magnano, per sbucare infine nella frazione di Cropani. Dalla croce di Pantana prendo lo sterrato che attraversa un bosco fitto e selvatico. La prima diramazione che incontro è quella per il Monte Gaido. Lo sterrato è ben segnalato. Proseguo sempre dritto in direzione di Piano della Croce. Fuori dal bosco comincio ad incontrare dei bei pianori. In uno di questi noto una croce di legno con un mazzo di fori. La destinazione è l'area pic-nic della fontana di "Sceppantonio" (località Santa Elena) dove Antonio mi aspetta. Arrivo al bivio per Pedali-Madonna dell'Alto e prendo la strada per il Torrente Peschiera, come Antonio mi ha detto al telefono. Incontro Antonio nel bosco intento a raccogliere legna, con un basco in testa e la maglietta militare: sembra uno di quei barbudos della Sierra Maestra che accompagnarono il Che nella guerra di guerriglia... Poco dopo arriva l'amico Francesco, con una ragazza che non conosco. Cominciamo a prepararci. Intanto montiamo la tenda, poi io vado a pulirmi un po' alla fontana mentre gli altri cominciano a preparare la cena. Ho contribuito portando pomodori del mio orto e un paio d soppressate sulla bici. La serata procede in allegria, tra il buon cibo e il buon vino dei miei amici.  Vengono a trovarci anche altri amici e amiche. Si fa tardi... un po' brilli ci avviamo alla tenda: campeggeremo solo io Antonio e Francesco. La mattina mi alzo per prima e vado a dare una ripulita al tavolo. Un po' di mal di testa. Restiamo a chiacchierare fino all'ora di pranzo, poi i miei amici se ne vanno, mentre io proseguo il cammino.
la fontana di "Sceppantonio", in località Santa Elena
Devo completare il mio anello attraversando Bosco Magnano. Dato che ho mangiato tanto ieri sera, la pedalata non è agevole. Ma riacquisto le forze via via. Il bosco si fa sempre più bello, con faggi monumentali e cerri ai lati della strada. Seguo sempre le indicazioni per il Peschiera. Sbuco nella isolata contrada Cornaleto, una serie di casolari e di stalle sparsi... L'ultima casa è abitata, dei cani mi vengono incontro abbaiando, sotto di me c'è il bosco fitto.
la contrada Cornaleto
Ne approfitto per chiedere informazioni al signore uscito per richiamare i suoi cani. Mi dice che arrivato ad un bivio seguendo uno sterrato, devo scendere sulla sinistra e attraversare il Peschiera, per poi seguire la strada del recinto del capriolo che mi porterà fino a Magnano e poi a Cropani. L'informazione si rivelerà provvidenziale, perché nel bosco è un dedalo di piste forestali. All'inizio sbaglio, pensando che quello di fronte sia il bivio di cui ha parlato, ma la strada che prendo si interrompe nelle alte felci.
Bosco Magnano, visto dalla località Cornaleto
Torno indietro e finalmente trovo un bivio evidente di strade e prendo quella che scende a sinistra. E' quella giusta: arrivo al bellissimo Torrente Peschiera, il cui attraversamento si rivelerà momento più bello del trekking:  forse perché mi lascio alle spalle un territorio per inoltrarmi in un altro. Trovo il recinto del capriolo e proseguo ad est, sempre costeggiando il recinto. Lo sterrato qui è molto divertente, per i frequenti saliscendi, gli sbalzi del terreno e i rami da aggirare con la bici. Grande mezzo la mountain bike: coniuga la possibilità di percorrere grandi distanze con i valori dell'escursionismo, visto che è possibile vagare per boschi senza far rumore e senza inquinare l'aria (ma mai dovrebbe essere utilizzata sui sentieri, in quanto è pur sempre un mezzo meccanico).

autoscatto all' incrocio con il  Peschiera
attraversamento del Peschiera


















La strada ritorna vicino al Peschiera e incontro una mandria di cinghiali che, spaventati dalla bicicletta, si buttano nel recinto da un buco del reticolato. Mi fermo per fotografarli, poi verso di me si dirige una comitiva spaurita si cinghialetti piccoli rimasti indietro che seguono gli altri già scappati. Si fermano indecisi e un po' timorosi. La maggior parte attraversa nonostante la mia presenza, un paio non ce la fanno proprio e scappano via in direzione contraria..
piccoli cinghiali in fuga
Proseguo sempre nel bosco fino ad incontrare il sentiero del Peschiera e i casoni in legno. Fra un po' sbucherò nei pressi dell'Hotel e poi mi toccheranno altri 15 chilometri di asfalto per tornare a casa.


sabato 4 agosto 2012

Diario - 4 agosto 2012

Angoli selvaggi: Colle Dragone, Timpone di Viggianello, Timpone della Capanna versante ovest

Pino loricato sugli impressionanti dirupi di Timpone della Capanna - foto by Indio

L'amico Pino, in ferie sul Pollino, era rimasto entusiasta della escursione su Serra di Crispo dai selvaggi versanti del settore ovest e della cresta nord, fatta cinque giorni fa e mi aveva proposto di pensare ad un nuovo itinerario, anche poco impegnativo. E' grazie agli amici se son tornato in montagna. Dopo gli incendi di questa estate mi era davvero passata la voglia.... Alla fine ho pensato a qualche itinerario che partisse da Piano Ruggio, tipo Coppola di Paola, Timpone di Viggianello o Timpone della Capanna, posti che non conosco bene o su cui non sono mai stato. Se una volta le mie mete riguardavano le cime più alte, ora sono alla ricerca di posti meno gettonati dai turisti ma che possono offrire scorci e "francobolli" inediti di natura selvaggia. Piano Ruggio è una località con tante possibilità escursionistiche, ma spesso è visto solo come un pianoro dove passa una strada, dove c'è un rifugio e dove poter fare dei pic-nic. Abbiamo rinunciato a Coppola di Paola perché molto boscosa e senza sentieri seganti sulla carta. L'alternativa era Timpone della Capanna/di Viggianello. Ci mettiamo in marcia e avvisto subito un bel "timpone" boscoso, che all'inizio scambio per una continuazione della Coppola. Sbuchiamo in una bellissima radura: la montagna ci sta di fronte, è appuntita da questa visuale, percorsa dalla faggeta, con colonie di pino nero e qualche isolato loricato sotto la sommità. Siamo in località Colle Dragone - Timpone di Viggianello, che da questo versante ha tutto un altro aspetto. 


All'inizio del bosco c'è una sorgente e per arrivarci devo attraversare il ruscello. Penso che il fango mi regga ma sprofondo e cado per terra... sembrano sabbie mobili! Mi rialzo e mi do una sistemata, perché ho gli scarponi sporchi di fango e i pantaloni bagnati. Nulla di grave, si asciugheranno strada facendo. Continuiamo a costeggiare la faggeta di Colle Dragone e poi puntiamo in alto. Notiamo i ruderi di un vecchio stazzo di pastori. I pendii sono ripidi. Dopo un po' sbuchiamo in alto, all'aperto, vicino ad un piccolo pino. Noto un bel loricato monumentale  sullo sfondo della selva di Coppola di Paola. 


 Paesaggio suberbo e inedito per me nonostante la foschia. Guardando verso Timpone Capanna noto dei dirupi impressionanti, da cui non riesco a distogliere lo sguardo: mi attrae in particolare un canalone ripidissim o e senza via d'uscita, che ricorda una caverna. Cerco di individuare un possibile percorso che mi permetta in un'altra occasione di arrivare almeno alla base e fare la foto di una tale visione di natura selvaggia: forse si potrebbe fare ma di sicuro i rischi sarebbero notevoli. 



Noto anche un accesso tra due lembi di faggeta, un punto in cui potremo affacciarci sul dirupo e osservare i pini loricati; così propongo a Pino di arrivarci, risalendo anche Timpone della Capanna, visto che ancora è presto. Arriviamo in cima. Adesso dobbiamo ritornare alla radura e lo facciamo seguendo un crinale roccioso popolato di pini neri... poi ci arrampicheremo sul crinale di T. della Capanna, ad ovest, diviso da un fossato da T. di Viggianello. La salita è un po' più impegnativa del previsto. Tra i pini neri, prima di sbucare in alto, noto anche dei bei loricati distinguibili dai pini neri per le forme più contorte e la caratteristica corteccia  a placche.



Arrivati sopra scendiamo in direzione dei dirupi più ad est, che abbiamo avvistato sulla cima dell'altra montagna. Si sente una mandria di cinghiali nella faggeta, che si accorge di noi e corre via impaurita. Noto il primo loricato e scendendo si apre uno scenario maestoso: sotto i tronchi dei due loricati monumentali di cui possiamo toccare i rami si apre il vuoto: un salto di un centinaio di metri, mentre a sinistra, sotto di noi altri crinali rocciosi inaccessibili, popolati da colonie di pini loricati; isolato a ridosso della faggeta, coi rami a bandiera, notiamo anche un pino loricato monumentale, alto e dritto. Tutto bello, l'unica cosa che guasta è l'autostrada, gli spianamenti dei lavori e i segni vistosi degli incendi di Valle Piana e di Conca del Re: questi loricati sembrano così degli Dei abbarbicati su un olimpo sopravvissuto, che sovrastano una civiltà in decadenza irreversibile. Isolata tra pini e faggi cresce anche una pianta di abete bianco, raro come specie sui versanti meridionali.




Non possiamo scendere ulteriormente: scivolare significherebbe rischiare la vita. Pino è soddisfatto dell'incursione: cosa avremo ottenuto invece raggiungendo la cima e basta? Adesso risaliamo i pendii rocciosi e ci portiamo sotto la cima del Timpone: decidiamo di scendere puntando dritti su Piano Ruggio, in direzione della zona del bivio per Pedarreto. Per scendere ci vuole pazienza, procediamo a zig zag. Anche i pendii della faggeta sono ripidi e stiamo attenti a non scivolare. Questi percorsi fuori pista non sono da tutti ma il buon Pino non si tira mai indietro...


lunedì 9 luglio 2012

Diario - 7/8 luglio 2012

Risalita del Torrente Frido, da Frangiosso alla Fonte di Rummo (7 luglio)

Autoscatto nelle Gole del Frido (Frangiosso - Vacquarro)

Era da tempo che volevo esplorare le Gole del Frido nel tratto tra Frangiosso e Vaquarro, me ne avevano parlato come di un posto spettacolare e oggi ne ho avuto conferma. Un tempo il mio obiettivo erano sempre le cime, adesso con l'età comincio a "scendere" col desiderio di esplorare zone meno conosciute e più selvagge, alla ricerca della novità e dell'esplorazione. L'occasione di questa due giorni mi è stata data dall'amico Carlo, appassionato pugliese del Pollino che sarebbe venuto la sera a campeggiare: ho pensato di fare un'escursione esplorativa per conto mio tutta a piedi, campeggiare a Vaquarro con lui e i suoi amici e il giorno dopo fare a assieme Serra del Prete.



Arrivato al rifugio del Santuario per sentieri prendo il vecchio sentiero dei pellegrini: ricordo che un tempo persi la traccia, mentre adesso è risegnalato e con la traccia abbastanza evidente nel bosco. Qui ci sono i passi anche di mia madre e dei miei parenti, che salivano alla Madonna di Pollino dalle lontane frazioni di Castelluccio... Io, moderno pellegrino laico mi avvio per i boschi... verso la ricerca di altre mete "spirituali" .
Devo trovare il torrente Frido, all'inizio prendo un torrente che costeggia Timpa della Madonna, ma mi accorgo subito che non è il Frido (troppo piccolo) ma un affluente. Scendo nella foresta in direzione ovest e trovo il letto secco del torrente, con i massi enormi illuminati dal sole. Non c'è acqua, solo qualche pozza abitata dalle raganelle. Ne osservo una. Si mimetizza perfettamente con le rocce del suo ambiente.


Molti massi sono coperti da colonie di strani insetti: noto che sono tutti morti, appiccicati alla pietra, altri in decomposizione. Hanno delle piccole tenaglie, simili a quelle degli scorpioni. Quelli scomparsi lasciano una silhouette ovale nella pietra (avevo visto queste strane silhouette già una volta, e pensavo si trattasse di organismi fossili). Forse sono morti perché il torrente è in secca. Qui ci vorrebbe un entomologo! Noto anche delle rocce particolari. Alcune sembrano avere degli occhi incastonati che ti osservano. Scoprirò dopo, grazie alle informazioni di amici,  che si tratta di fossili di rudiste, dei molluschi estinti...


Arrivo finalmente alle Gole: è uno spettacolo impressionante... enormi massi sembrano accatastati uno sull'altro nel fondo della gola, mentre alte pareti di roccia si levano sulla mia sinistra. E' tutto già bello così e posso solo immaginare lo spettacolo che deve esserci con il torrente in piena e il salto delle alte cascate...


Ora devo superare i grandi massi arrampicandomi su di essi: nulla di troppo impegnativo, ma devo stare attento a non scivolare. Ho le scarpe piene d'argilla, se cadessi e mi facessi male non ci sarebbe nessuno ad aiutarmi. Nel superare i massi devo levarmi lo zaino e lanciarlo in alto, per poi riprenderlo una volta arrivato sopra; uno zaino troppo pesante e ingombrante non è proprio l'ideale per il torrentismo.


In un punto devo anche infilarmi in uno stretto passaggio tra la roccia: in questi casi è bene ricordarsi della "tecnica del camino". Non c'è rischio di rimanere bloccati: male che vada ci si arrampica nel bosco e si aggirano i passaggi (non siamo nel Raganello!). E' un tratto che invece diverrebbe parecchio impegnativo con l'acqua. Bisognerebbe farlo più o meno entro giugno, perchè poi il torrente va in secca. Lungo le sponde del torrente riconosco anche qualche raro albero di tasso.


  Superata la gola esco dopo un po' ai Piani di Vacquarro. La risalita del torrente prende molto più tempo del previsto. Adesso seguirò il torrente, che si divide in due rami: risalirò quello a desta, per arrivare alla meta prestabilita: la fontana di Rummo. Da lì prenderò poi la strada che va a Vacquarro per andare ad aspettare gli amici. Nel tratto che va da Vacquarro a Rummo ritrovo l'acqua e il torrente è un susseguirsi di cascatelle, una delle quali abbastanza alta e impegnativa da superare. Purtroppo mi bagno il piede destro scivolando in una pozza... era inevitabile. Noto un uccello che si tuffa velocissimo sotto una cascata e poi con altrettanta rapidità ne esce. Non ho capito di che specie si tratta. Un'altra bella sorpresa è una caratteristica cascata di circa tre metri che scende lungo la roccia. 


Sopra di me si vedono le selvagge pareti rocciose del Cannocchiello. Non sarebbe uno scherzo arrampicare da quelle parti. La Fonte di Rummo dovrebbe essere vicina... numerosi faggi sradicati ostruiscono il passaggio e vanno scavalcati. Noto un abete bianco che cresce proprio nel mezzo del torrente. Alla fine, da lontano, riconosco il posto e mi dirigo a dissetarmi con l'acqua freddissima della sorgente. 


E' stata una faticaccia ma ne è valsa la pena. Ora mi dirigo a Vacquarro per riposarmi un po' aspettando Carlo. Zaino come cuscino e un letto di erba. Basta mezz'oretta e mi riprendo subito... anche i piedi non mi fanno più male. Poi noto arrivare gente e capisco che si tratta di Carlo e dei suoi amici. Campeggeremo a Colle Gaudolino e l'indomani io Carlo e chi deciderà di unirsi saliremo alla Serra del Prete. Dopo aver mangiato e chiacchierato fino a tarda sera osservando le stelle, si va a nanna. Mi sistemo nel mio sacco al pelo, sul materassino gonfiabile, all'aperto, e mi metto subito a dormire.


Serra del Prete dai versanti sud-est (8 luglio)

Dopo aver fatto colazione ci avviamo verso Serra del Prete. Alesandro e Chiara resteranno ad aspettarci alla tenda, mentre io Carlo e Francesco saliremo fino in vetta. Il percorso è quello che inizia nella parte bassa di Gaudolino, segnalato come Rocce del Pettirosso. Saliamo nel bosco. La traccia del sentiero ad un certo punto è appena visibile. Attraversiamo un fossato che scava una specie di gola, poi sbuchiamo in un'ampia radura e decidiamo di puntare "dritto per dritto" a nord, verso la vetta, trovandoci la strada. Superiamo un tratto intricato di faggeta, con qualche faggio secolare monumentale e sbuchiamo sotto l'anticima (2157), che all'inizio scambio per la cima.



Feci questo percorso tanti anni fa in discesa e lo ricordo solo vagamente. Il toponimo Serra del Prete in realtà non faceva riferimento a nessun sacerdote... semplicemente "prete" vuol dire pietre, ma evidentemente i topografi italianizzarono o storpiarono la denominazione dialettale. Nel salire notiamo un bel nevaio che ancora resiste al caldo.



Eccoci in cima. Per la discesa decidiamo di scendere lungo il panoramico crinale sud-est. Verso i 1900 metri ricomincia la vegetazione. Dalla sommità del crinale riusciamo a distinguere la tenda e i nostri amici rimasti ad aspettarci. Bisogna superare dei bassi e intricati alberi di faggio ma poi la faggeta si fa più aperta. I pendii sono ripidi e bisogna stare attenti a non scivolare sulle foglie secche. Ci manteniamo sempre sulla spalla del crinale per scendere più agevolmente. Sbuchiamo finalmente all'inizio del crinale, allo scoperto e la visuale da qui è molto bella. E' stata un'escursione originale e anche impegnativa, visto che abbiamo proceduto più che altro fuori pista. Raggiungiamo gli altri alla tenda, mangiamo e poi ci avviamo verso Colle Impiso, carichi di roba.

lunedì 25 giugno 2012

In MTB: "Viggi-Anello". Itinerario ad "otto" attraverso Viggianello...

In giallo il percorso d'andata, in blu quello del ritorno. Tratteggiata in verde l'area della strada che bisogna prendere in alternativa al tratto chiuso per Pantana-Pedali provenendo da Voscari - by Indio

(25 giugno 2012). Di solito in questa categoria descrivevo solo itinerari di sterrato, ma da un po' ho riscoperto la bellezza dell'andare bicicletta attraverso i paesi e le frazioni del Pollino. L'itinerario che descrivo attraversa strade abbastanza note a turisti ed abitanti del posto. Ma una strada a livello ciclistico assume delle caratteristiche che non vediamo o vediamo poco guidando l'auto. Andare in bici è un modo per vedere le strade con occhi diversi, mettiamola così. L'itinerario assume la forma, sulla mappa, di un enorme doppio anello, che tocca alcuni tra i luoghi, abitati e non, più suggestivi del comune di Viggianello, ed ha come meta il più bel borgo del versante lucano del Pollino, Viggianello appunto. Si tocca prima Voscari, poi si sale in montagna fino a sbucare al bivio per Piano Ruggio, ma si va sulla destra, per scendere all'altro bivio per Torno-Pantana-Falascoso. Non sapevo che la strada per Pantana fosse chiusa per i lavori di rifacimento, ma, pur contravvenendo alle disposizioni  la prendo lo stesso, perché noto che si può proseguire sullo sterrato non ancora asfaltato. Arrivo fino alle case di Pantana. Poi devio per Pietre Lisce-Santa Rosalia. (Al ritorno capirò che si poteva scendere per Santa Rosalia anche per un'altra strada che conduce a Pietre Lisce). Si passa così accanto alle bellissime pareti di Pietre Lisce, attrezzate per l'arrampicata sportiva. E' una lunga e bella discesa, ma sarebbe una durissima salita se fatta al ritorno. Così si giunge a Viggianello, si sosta e si procede in direzione Torno. Il tratto più interessante per il ciclista è proprio questo: sia perché la salita  è lunga e impegnativa ma con un dislivello "umano", e sia per la bellezza del paesaggio. La natura agreste e selvaggia vi circonda: i burroni, le montagne che si stagliano sopra di voi, le pareti di roccia... Arrivato all'incrocio del  primo anello mi dirigo verso Croce Pantana per scendere verso Falascoso e poi Iazzicelli...e ritornare alla frazione di Voscari, in modo da completare i l percorso ad "otto". E' chiaro che il percorso che io ho iniziato da Mezzana, si può cominciare anche, al contrario, da Viggianello. Il tempo di percorrenza dell'intero percorso, nel mio caso ad una velocità moderata, è poco più di 4 ore. Solo per persone ben allenate!

sabato 9 giugno 2012

Fiume all'imbrunire

Verso l'imbrunire. Fiume Frido, foto by Indio



La Trota Fario del Frido

La foto di una piccola di Trota Fario, pescata, fotografata e subito liberata (come buona norma vorrebbe per gli esemplari di piccola taglia). Si tratta di una fario autoctona, che si riconosce per alcune caratteristiche, come il colorito chiaro e le pinne tendenti al giallo. Schiva, selvaggia e non facile da catturare, questo splendido pesce popola le limpide acque del Frido. Sotto la foto principale ingrandimenti di alcuni particolari: l'occhio, le squame, la pinna anteriore - foto by Indio





venerdì 8 giugno 2012

Dolcedorme primaverile...

la bella radura sotto il crinale nord del Dolcedorme: panorama

panaorama dal sentiero del crinale nord: da notare la perfetta curvatura del versante

 cavalli al pascolo al Piano di Toscano... sullo sfondo il Dolcedorme

Meleagride (Fritillaria tenella), famiglia Liliaceae

cinghiali al pascolo: puntini neri al centro dei pianori, a destra un particolare 

 loricati della radura di Passo delle Ciavole

 pino loricato