martedì 17 agosto 2010

Da Mezzana a San Lorenzo Bellizzi - Immagini



foto d'epoca: dalla mostra "Come Eravamo", a San Lorenzo Bellizzi - foto by Indio


"Aggrappato alla montagna stava il paese e con esso gli uomini. Costruirono il paese una casa sull’altra, una casa attaccata all’altra, separate solo dal dedalo di viuzze strette che si inerpicavano e scendevano, in ogni direzione. E le case sembravano scivolare, in quella posizione così precaria. Quella gola lontana e arida che domina il paesaggio pare ricordare sempre agli uomini il loro destino di pietra, fa da sfondo e allo stesso tempo da monito. Chi voleva vivere in un posto così desolato e aspro, non poteva che raccogliersi e riunirsi in una solida architettura comunitaria. Ma come in passato il borgo antico era vivo e risuonava delle voci di vecchi, donne e bambini, adesso restavano case vuote e porte sigillate o spalancate, e finestre antiche aperte sul nulla, e piante di fico ed erbacce che crescevano sugli scalini delle case, per quei vicoli ormai abbandonati, coi muri pieni di crepe e mucchi di pietre che ingombravano le stradine. E’ sempre la terra a decidere, e la terra si mosse. Le case rimasero a testimoniare la presenza di uomini che ormai non sono più, nati e vissuti nella nuda terra, per ritornarvi come dal nulla. Uomini che da quelle contrade si dispersero per il mondo. Restano dei nomi impressi in lapidi di marmo, qui, come altrove, foto ingiallite e ricordi che sfumano nell'oblio della Storia . E le loro storie si confondono con quei muri, che non possono parlare né recare testimonianza alcuna. E poi tornarono altri uomini e rimisero in piedi le vecchie case, così nuove e allo stesso tempo così antiche, case che luccicavano di speranza in mezzo a quel borgo semidiroccato. Come fioriture in aride pietraie. Le case del presente, o del futuro forse. Con ostinazione risorgeva anche la tenace volontà degli uomini, le loro lotte e le ideologie. E sentimenti sopiti da tempo riapparvero, come piantine che sboccino attorno all' albero abbattuto, desiderose di ricrescere sulle radici della vecchia madre. Ma sullo sfondo del paese la gola è sempre la stessa, con quelle pareti di roccia nuda, grigia, ostile, primitiva: immersa nella desolazione della propria imperscrutabile anima…"
  (Indio)
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"Quella gente ti accoglieva in casa sua, ti faceva riposare e mangiare, e dava da mangiare al tuo cavallo e tutti piangevano quando te ne andavi via. Saresti potuto restare lì per sempre."
 (Cormac McCarthy)

Sallorenziani

Franco, lungo il sentiero che conduce alla fonte "Porcile"

trasporto di vino per i vicoli con carriola

fiera in paese

alcuni "ragazzi" di San Lorenzo Bellizzi

 
immagine evocativa di pastori ai Piani di Pollino: foto (di una foto) della mostra "Come Eravamo"

altri "ragazzi" suonatori,  in una cantina

"Come separare l'istante vissuto dal suo ricordo? E' questo, ciò che non abbiamo modo di dimostrare a noi stessi. E' questo ciò che manca dalla mappa, e dal disegno che v'è tracciato.Eppure è tutto ciò che abbiamo."
 (Cormac McCarthy)


Lungo la strada

giungla di felci, sopra Monte Pelato

la Falconara dal versante est: sulla destra un piccolo pino loricato (?)


stagno, presso Colle Corsillo. In fondo il Timpone Rotondello

il corteo

la Falconara, presso il fianco sud

anche le capre sono curiose osservatrici
masserie a ridosso di Timpa Falconara

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